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ORTO FRUTTA BIO -
NOTE SULLE STRATEGIE DI LOTTA AI PRINCIPALI GRUPPI DI AVVERSITA’

a cura di:
Stefano Tellarini
Carlo Bazzocchi
STUDIO ASSOCIATO BIOLOGICO
CESENA

Nota: i numeri fra parentesi sono le dosi considerate in kg/q.le di acqua per una bagnatura di 10 q.li/ha)

ERISIFACEE (OIDIO O MAL BIANCO)

Gli oidi sono:

- favoriti da alte umidità ambientali
- sfavoriti da bagnature prolungate
- propensi ad attaccare le parti in pieno accrescimento
- particolarmente attivi durante i periodi caldi

I trattamenti in acqua con zolfo sembrano avere efficacia solo quando si lavora in copertura senza avere un attacco in corso e comunque con cadenza stretta (5-7 gg), ma sono assolutamente senza alcuna efficacia curativa su attacchi già avviati.
L’utilizzo dello zolfo in trattenenti pulverulenti sembra più comodo per la frequenza meno stretta (8-12 gg), la capacità di penetrare anche nelle chiome più fitte e la capacità, se ripetuto più frequentemente (5 gg) di bloccare gli attacchi
L’utilizzo di bicarbonato di sodio (0,5-1) è ammesso e usato soprattutto in prevenzione magari a dosi più basse con trattamenti ripetuti.
L’utilizzo del permanganato di potassio (0,2-0,4) non registrato usato soprattutto come curativo, ha dato ottimi risultati in passato, per un attacco già in atto prima di riprendere i trattamenti con zolfo.
Tra le pratiche agronomiche utilizzate per la prevenzioni degli attacchi ci sono
- potature verdi
- contenimento delle concimazioni azotate
- bagnatura dell’apparato fogliare

MARCIUMI DEL FRUTTO (BOTRITI, MONILIOSI, ECC.)

Alcune patologie fungine dei frutti come botriti e monilie sono:

- favoriti da lunghi tempi (oltre le 5-6 ore) di bagnatura dei frutti
- contenuto in acqua dei frutti
- spessore delle epidermidi
- presenza di lesioni
- caratteristiche varietali (come acidità e contenuto in sostanze polifenoliche) dei frutti

I blandi effetti degli anticrittogamici (zolfo e rame) usati in agricoltura biologica, addizionati spesso di propoli (0,05-0,1) o bentonite (0,5-1) possono essere completamente annullati da piovosità prolungate in fase di pre - raccolta.

Tra le pratiche agronomiche utilizzate per la prevenzione degli attacchi ci sono
- potature verdi
- contenimento delle concimazioni azotate a pronto effetto (soprattutto sangue)
- favorire l’asciugatura del frutto

ALTRI FUNGHI DELLA PARTE AEREA (TICCHIOLATURE, PERONOSPORE, ANTRACNOSI, ECC.)

Favoriti come i precedenti da lunghe bagnature, tuttavia questi trovano nel rame , se ben utilizzato, un nemico efficiente.
Tuttavia occorre tenere ben presente che il rame è un prodotto di copertura e non curativo e quindi
è importante:
- l’epoca dei primi interventi
- le cadenze di ribattuta che devono tenere ben presente l’accrescimento fogliare (in periodi di forte rischio e forte crescita, i 6-7 giorni sono il minimo)
- i coadiuvanti come propoli (0,05), sapone (0,2), bentonite (0,5-1)

Meno importanti sono le dosi dei trattamenti successivi al primo, tanto che molte linee di ricerca esplorano le microdosi.
Anche altri prodotti come il polisolfuro di calcio sono interessanti come alternativa quando ne verrà ammesso l’utilizzo fuori dal periodo invernale.

FUNGHI TELLURICI (SCLEROTINIE, VERTICILLIUM, FUSARIUM, PITHIUM, ECC.)

Occorre evitare ristagni idrici prolungati all’ altezza dell’ apparato radicale alto, soprattutto se seguiti da periodi di stress.
Curare quindi
- sistemazioni idriche ottimali
- microstruttura ottimale del suolo
Sembrano avere un certo credito anche le linee di prevenzione basate sulla teoria dei “suoli repressivi” utilizzando imponenti ammendamenti organici con compost o letame.

VIRUS

I virus sono comunque presenti in ogni essere vivente, la virus esenza è solo uno stato temporaneo dei nuovi individui e tale presenza è contenuta ad un livello non patologico dal sistema immunitario efficiente.
Non è un caso infatti che in agricoltura biologica in presenza di corrette pratiche agronomiche i danni da virosi siano più contenuti che in una agricoltura convenzionale agronomicamente non corretta:
- stress ambientali
- stress idrici
- stress di performance
Le varietà resistenti vedono aggirate le loro difese genetiche da nuovi ceppi in un periodo variabile ma relativamente breve (3-4 anni) per cui i biologici le utilizzano ben consci che comunque le pratiche agronomiche sono da salvaguardare:
- pratiche di estirpazione e quarantena
- pratiche di abbassamento degli stress

BATTERIOSI

Il frequente utilizzo del rame e le altre pratiche agronomiche (basse concimazioni azotate, potature verdi, bassi infogliamenti, varietà rustiche, ecc.) tipiche in agricoltura biologica, rendono le batteriosi un problema meno drammatico che in convenzionale.

ACARI

Stesso discorso di minori problemi in biologico che in convenzionale vale anche per quella grande categoria di parassiti secondari che sono gli acari.
C’è una enorme varietà di predatori che chiedono solo di non essere uccisi e lasciati in pace a svolgere quello che è il loro lavoro, la loro missione, la loro passione: mangiare acari.
Rimane il fatto che talvolta (ma molto raramente: 1 anno su 10, 1 azienda su 10) in seguito a particolarità ambientali, climatiche, stagionali oppure ad errori nella strategia di difesa o nelle pratiche agronomiche (spesso un eccesso di concimazioni azotate od un errore nelle gestione di temperatura ed umidità in serra) facciano scattare l’attacco i acari.
Estremamente importante a questo punto è la tempestività della diagnosi dato che la visibilità della manifestazione è tardiva e spesso indica un danno già avvenuto.
A quel punto si interviene secondo la teoria della “lotta naturale” :
- rallentamento dell’attacco dei fitofagi attraverso trattamenti con oli estivi (0,5-1) o invernali (0,1-0,3)
- implementazione degli insetti utili mediante lanci diretti (soprattutto contro Tetranichidi in serra) o tecniche di “volano biologico” mobile (cioè spostamenti di parti di pianta contenenti insetti utili già in azione su attacco di acari.

AFIDI

In biologico il problema degli afidi prevede soluzioni complesse.
La prima cosa a cui pensare in una azienda biologica che può avere problemi di afidi, è la costituzione di un “volano biologico”:
- fasce inerbite, siepi;
- sovesci con crucifere e leguminose (es. favino);
- nidi per coccinelle, per uccelli insettivori, per forficule, per imenotteri;
Il tutto per anticipare l’entrata in azione del maggior numero possibile di ausiliari, in modo che agiscano già efficacemente su colonie non troppo diffuse e sviluppate.
Si fanno trattamenti diretti con prodotti come il rotenone(0,2), o il piretro (0,1) che vanno indirizzati alle primissime infestazioni di fondatrici e quando gli ausiliari sono presenti in numero limitato.
Parola d’ordine: intervenire molto precocemente e salvare gli utili
Nel caso in cui vi sia in atto un’infestazione afidica e vi sia la presenza anche ridotta di insetti utili in azione (fra l’altro è importante cominciare a riconoscerli) occorre agire con trattamenti di disturbo.
In questo modo si frena la diffusione dell’infestazione e si dà una mano agli utili ad avvantaggiarsi ed ad eliminarli.
Ricordatevi che solo gli utili possono far piazza pulita degli afidi quando c’è un’infestazione grave e le foglie sono accartocciate.
Prodotti da utilizzare per trattamenti di disturbo e da ripetere frequentemente, anche ogni 3 gg, fino a quando l’infestazione si frena: sapone con elevati volumi di acqua, acqua fredda, silicato di sodio, bentonite, farina di roccia.
E’ dimostrato che un eccessivo vigore vegetativo favorisce l’esplosione delle colonie afidiche. e quindi è importante riequilibrare le piante!:
- abbassamento delle concimazioni azotate
- adeguate potature verdi

LEPIDOTTERI (CARPOFAGI, NOTTUIDI, ECC.)

L’utilizzo di preparati a base di Bacillus thuringensis è di solito sufficiente a contenere il problema se ben mirato ai picchi di popolazione, grazie ad un monitoraggio (sia da osservazione diretta che basato su trappolaggio spesso con feromoni).
Questo se la etologia della larva del lepidottero lo consente, cioè se rimane a nutrirsi all’esterno di foglie e frutti per un lasso di tempo sufficiente prima di riparasi (dentro al frutto o tra le foglie o nel terreno).
Secondo questa ipotesi segnaliamo scarsa efficacia su carpocapsa delle pomacee e funebrana delle susine, mentre dubbi sul livello di efficacia rimangono su attacchi di piralide su frutta.

DITTERI (MOSCA MEDITERRANEA, MOSCA DELL’ULIVO, MOSCA DEL CILIEGIO, ECC)

I ditteri non si nutrono allo stadio larvale sulla superficie della vegetazione spesso sono presenti sulla coltura per un brevissimo lasso di tempo per ovideporre e spesso basta un livello di danno molto basso per compromettere il valore economico della intera produzione, vista l’impossibilità di selezionare.
Sicuramente un buon monitoraggio della situazione è importante prima di decidere di mettere in conversione un impianto o decidere di piantare una varietà particolarmente tardiva in zona molto calda.
Il regolamento consiglia l’uso di trappole ma le esperienze nazionali ci sembrano ancora insoddisfacenti nel complesso su colture a rischio elevato.

COCCINIGLIE

Per quanto parassiti e predatori svolgano un ottimo lavoro su questa categoria di parassiti, e per quanto prodotti come l’olio (invernale od estivo) ed i trattamenti invernali con polisolfuro di calcio (18-20) risultino soddisfacenti tuttavia i fattori realmente limitanti per le cocciniglie sono una buona insolazione diretta delle colonie nel periodo estivo (da ottenersi mediante buone tecniche di potatura a verde) e la esposizione diretta a freddi intensi durante il periodo invernale (da ottenersi con grossolane spazzolature sulle colonie più grosse)

METCALFA

L’insetto compie una sola generazione all’anno. La nascita delle neanidi inizia verso la metà del mese di maggio, ma la schiusura delle uova non è simultanea e prosegue fino alla metà di luglio, quando le forme giovanili sono ancora presenti in gran numero. In agosto la maggior parte degli individui ha completato lo sviluppo.
All’insorgere delle infestazioni (da fine maggio a inizio luglio) sono consigliati interventi contro le neanidi facendo ricorso a lavaggi L’ intervento, oltre a favorire lo scioglimento della melata, provoca la caduta a terra degli insetti dove successivamente si può intervenire con prodotti come il piretro, segatura di Rotenone oppure l’olio estivo.
NB: è inutile l’eliminazione della flora spontanea vicino ai frutteti.

RODILEGNO

Gruppo di lepidotteri ad attività xilofaga (si nutrono di legno) con generazioni anche di 2-3 anni, interessano principalmente le pomacee. In natura esistono pochi antagonisti in grado di contenerli, se non i pipistrelli e gli uccelli insettivori come il picchio.
La loro presenza è facilmente individuabile, sia per il deperimento delle piante attaccate, sia per le emissioni di rosure dalle gallerie.
Difesa meccanica: con un filo di ferro infilato nelle gallerie.
Difesa con cattura massale a feromoni:
- rodilegno rosso (Cossus cossus) 5/10 trappole/ha con alette, posizionate a circa 1,5 mt da terra
- rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) 5/10 trappole/ha senza alette, posizionate sopra la chioma delle piante.
E’ importante continuare la cattura massale per alcuni anni, installare le trappole nella prima metà di maggio, sostituire il feromone ogni 4-5 settimane coprendo fino a settembre.