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ORTO FRUTTA BIO - COLTURE ARBOREE /SOLANACEE / PEPERONE

a cura di:
Stefano Tellarini
Carlo Bazzocchi
STUDIO ASSOCIATO BIOLOGICO
CESENA

Patata

Verticillium dahaliae
Vedi patata
In caso di propagazione della coltura a mezzo semi è consigliato immergerli in acqua fra i 50-55° C per 20-40 minuti.
E’ utilizzato in alcuni casi l’innesto di varietà coltivate su piede o portinnesto resistente a questo patogeno.

Phytophthora capsici
Vedi patata.
Il peperone risulta essere particolarmente sensibile e la malattia particolarmente dannosa durante lo sviluppo della pianta, è pertanto necessario non predisporre il terreno e la pianta agli attacchi di questo patogeno.
Il sito di coltivazione, pertanto non deve essere umido ed il terreno pesante.

Leveillula taurica
Questa specie di mal bianco si può sviluppare anche a basse temperature ed all’interno dei tessuti. Per cui una lotta con prodotti a base di zolfo, può se non ben impostata, dare risultati negativi.
Questo patogeno richiede per il suo sviluppo alta umidità.
Nel caso di questo fungo è assolutamente sconsigliato l’utilizzo di bagnature abbondanti per il suo contenimento, come in alcuni casi viene effettuato per le Erisifacee.
Il fungo Ampelomyces quisqualis è in fase di registrazione.
L’utilizzo dello zolfo , anche polverulento alla dose di 20-30 kg/ha, ha efficacia solo in forma preventiva e date le basse temperature di sviluppo della malattia è consigliato l’utilizzo di quelli a particelle più fini e attivati con nero-fumo; quelli bagnabili sono consigliati sotto forma colloidale. Eventualmente può migliorare l’attività dei prodotti a base di zolfo l’aggiunta di propoli 0,1 o bentonite (10 kg/ha in aggiunta allo zolfo) per quelli polverulenti.
E’ consigliato in coltura protetta l’utilizzo dei fornelli che bruciano zolfo.
Sempre con azione preventiva anche il bicarbonato di sodio, alla dose dello 0,5-1%, eventualmente miscelato ad olio minerale estivo alla dose dell’0,5-1% pare possa espletare una buona attività di contenimento.
Il permanganato di potassio, 0,2-0,4, non è più autorizzato in Italia.

Botrytis cinerea
Questo fungo si presenta sulle colture sempre collegato a fenomeni di elevata umidità e si sviluppa su lesioni in quanto non possiede organi di penetrazione nei tessuti delle colture.
Non esistono mezzi tecnici propri per il contenimento di questo patogeno, si può ridurre l’eventuale danno alla colture in maniera preventiva con trattamenti a base di rame e/o zolfo. Interessanti sono i trattamenti polverulenti a base di bentoniti (20-30 kg./ha) utilizzate come veicolante dei p.a. prima menzionati.
Sempre in forma preventiva sull’eventuale attacco del patogeno, in alcuni casi ha dato risultati sufficienti l’utilizzo di propoli 0,2-0,3 + silicato di sodio 0,7 - 0,8.

Afidi - Myzus persicae Sulzer, Macrosiphum euphorbiae (Thomas), Aphis fabae Scop.
La lotta contro gli afidi è sempre legata allo stato di stress della pianta ed alle condizioni dell’agroecosistema.
Le concimazioni soprattutto azotate possono influire sullo sviluppo di questo parassita.
La presenza di insetti utili può essere un valido mezzo di lotta naturale, un ambiente con possibilità di sfruttare la biodiversità favorisce notevolmente il contenimento di questi insetti, inoltre diventa fondamentale per sfruttare queste condizioni, l’utilizzo di mezzi tecnici selettivi.
La rete antiafide è diventata per le colture in serra o in tunnel un elemento fondamentale per la difesa da questi insetti.
La lotta biologica si avvale di una serie di insetti utili.
Aphidius colemani, iniziare i lanci 1-2 ind./mq e ripetere per 4 volte, alla comparsa dei primi afidi.
Harmonia axyridis, si utilizza sui focolai di infestazione alla dose di 30-50 ind. di II età/focolaio.
Chrysoperla carnea, 12-20 larve di II età/mq.
Aphidoletes Aphidimiza 1-2 pupe/mq per 3-4 lanci a cadenza settimanale.
Spesso vengono consigliati lanci non di un insetto utile, ma in combinazione con gli altri ausiliari.
Per la lotta contro questo insetto i prodotti autorizzati in agricoltura biologica sono il piretro e gli oli minerali, in quanto se il Reg. CEE prevede altri prodotti, essi purtroppo non sono autorizzati dalle leggi italiane. La lotta contro questi insetti dovrà essere perciò basata sulle pratiche agronomiche (ottimizzazione degli apporti azotati) e sul potenziamento della lotta naturale.
Il piretro 0,1 (p.a. 4%), + olio minerale alle dosi non fitotossiche per le singole colture.

Nottuidi in genere (Scotia ipsilon, Mamestra brassicae, Spodoptera littoralis)-
Le trappole luminose possono coadiuvare la lotta con prodotti biologici o con altri mezzi tecnici, ma purtroppo in Italia sono , questo tipo di trattole, di difficile reperimento.
La lotta con Bacillus Thuringiensis sottospecie kurstaki da risultati soddisfacenti solo su larve di giovane età e ricordando che è un prodotto di copertura che agisce per ingestione è necessario pertanto che l’insetto venga a contatto, ingerisca, il prodotto per risultare efficace.
Per prodotti a 16.000 U.I. (Unità Internazionali) la dose è di 0,2 , per quello a 24.000 U.I. la dose è 0,15, per quei prodotti a 32.000 U.I. la dose è 0,1.
Esistono in commercio miscele di microorganismi antagonisti entomopatogeni quali Beauveria bassiana, Bauveria broniartii e Metarhizium anisopliae in grado di contenere questi insetti, però tali prodotti non sono autorizzati all’impiego in Italia.
Il piretro, data la bassa persistenza del prodotto, difficilmente risulta molto efficace, mentre il rotenone ha una azione migliore.
Contro alcuni nottuidi quali la Spodoptera littoralis agli stadi avanzati di sviluppo delle larve possono essere applicate esce avvelenate a base di crusca inumidita dolcificata con melassa o zucchero ed avvelenata eventualmente con rotenone.