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ORTO FRUTTA BIO - COLTURE ARBOREE /CUCURBITACEE / ZUCCHINO

a cura di:
Stefano Tellarini
Carlo Bazzocchi
STUDIO ASSOCIATO BIOLOGICO
CESENA

Erysiphe cichoracearum e Sphaeroteca fuligina
In serra seppure è frequente la presenza di condizioni di umidità relativa superiore al 70%, tuttavia si toccano frequentemente condizioni di temperatura superiori ai 35°C che tendono a bloccare almeno temporaneamente l’infezione.
L’utilizzo di irrigazioni dall’alto per bloccare l’infezione, con un velo di acqua, ha già dato risultati positivi su altre colture protette a rischio di Erisifacee. Risulta poi alto il rischio relativo a tutte le altre patologie fungine.
L’orientamento attuale è verso l’utilizzo di zolfo polverulento (50 kg/Ha) per impolverizzazioni a cadenza di 10 giorni.
Integrata magari con la linea francese di utilizzo del permanganato di potassio (non riportato nell’ultimo aggiornamento degli allegati. su attacchi in atto a dosi di 0,2-0,4 prima di riprendere la linea tecnica a base di zolfo.
Il proteinato di zolfo (45% S) oltre a dare buoni risultati sull’oidio ne riduce la fitotossicità.
Il bicarbonato di sodio al 2% eventualmente in miscela con olio minerale, narrow range, allo 0,5-1% ha efficacia esclusivamente in forma preventiva.
Non è consigliato l’utilizzo del silicato di sodio (p.a. 33%) in quanto alle dosi di efficacia 1-1,5% è fitotossico.

Phitophthora
Questa patologia è legata alle esigenze di umidità e temperature medio elevate, condizioni queste che si verificano frequentemente in coltura protetta, più raramente in pieno campo, saltuariamente in cicli autunnali e precoci primaverili.
Come si è detto è sufficiente una oculata gestione dell’umidità, magari cambiando modalità di irrigazione per evitare il problema e favorendo l’arieggiamento della coltura.
Anche le temperature medio elevate in serra (tra i 22°C ed i 35°C), generalmente sono fattori favorenti per cui evitandoli in concomitanza con situazioni di umidità elevata si possono evitare eventi infettanti.
In presenza di situazioni con pericolo potenziale elevato, l’utilizzo di preparati a base di rame è la strategia più utilizzata e conosciuta.
Per quanto riguarda le dosi e le cadenze, nelle rare situazioni in cui si è fatto ricorso a questo prodotto si sono praticate, per la poltiglia bordolese, dosi di 0,2-0,4 ( a seconda del titolo in rame della poltiglia utilizzata) in miscela con sinergizzanti quali propoli (0,05-0,08 di soluzione idroalcoolica al 20%) o la bentonite (0,2-0,4).
Si potrebbe utilizzare anche la miscela commerciale Cuprobenton, già utilizzata sulla vite, anche se è un poco costosa rispetto alla miscelazione artigianale.
La cadenza è settimanale da emergenza a fioritura.

Afidi (Aphis gossypii Glov., Mizus persicae, Macrosyphus spp.)
Gli afidi sono i responsabili in natura della diffusione delle virosi ed in particolare del CMV. Il virus agente della malattia si presenta sotto diversi ceppi distinguibile in base alle caratteristiche di virulenza ed alla suscettibilità genetica e fenotipi della pianta.
L’intensità delle manifestazioni patologiche dipende molto dalla temperatura, temperature anche non molto elevate durante l’estate la favoriscono.
Il CMV si diffonde in natura a mezzo di afidi o piante i cui semi sono infetti.
L’epidemiologia è piuttosto complessa a causa dell’elevato numero di piante ospiti del virus e di afidi vettori:
a) Flora ospite del virus.
Il virus è ubiquitario, cioè largamente presente negli ambienti colturali, sia su numerose piante di interesse agrario (oltre al pomodoro, peperone, lattuga e tutte le altre Cucurbitacee coltivate), sia su erbe infestanti (portulaca, chenopodio, convolvolo, amaranto, erba morella, stellaria e altre ancora).
b) Dinamica delle popolazioni afidiche.
Moltissime sono le specie di afidi in grado di diffondere il CMV tra cui in particolare Aphys gossypii, Mizus persicae, Macrosyphus spp. ecc.
La modalità di trasmissione è di tipo non persistente: l’afide, prima di iniziare tale attività, ne verifica l’appetibilità con alcune “punture di assaggio”. In questo modo il suo apparato boccale (stiletto) può, nel caso di piante infette, “sporcarsi” del virus e successivamente potrà, con altre punture, essere iniettato su piante sane. Ciò significa che anche pochi individui isolati o di passaggio possono trasmettere l’infezione rendendo molto facile e rapida la possibilità di veicolare l’infezione dalle piante infette, sia spontanee che coltivate, alle piante sane presenti nei dintorni.
c) Avvicendamenti e pratiche colturali.
In ambienti colturali nei quali il succedersi delle colture sensibili, melone, anguria, peperone ecc., è continuo e occupa l’arco completo dell’anno, le piante a dimora funzioneranno da ponte per il mantenimento della carica ad alti livelli.
Sono disponibili varietà con tolleranza al virus, Afrodite, Roberta, Sofia ecc. Tuttavia l’esperienza degli ultimi venti anni ha indicato che questo tipo di resistenze, spesso a pochi ceppi, sono superate nel giro di pochi anni (2-4) dall’entrata in commercio dell’ibrido resistente e quindi non rappresenta una reale alternativa ad una strategia di lotta più articolata, ma solo una integrazione.
Oggi per la difesa contro gli afidi, che vuol dire soprattutto difendere la coltura dal CMV, si utilizza il cosiddetto “tessuto non tessuto” (Agrinet e simili), che viene steso sulla coltura fin dai primi stadi vegetativi, impedendo meccanicamente l’ingresso dei vettori, fino alla fioritura e così concedendo dai 15 ai 20 giorni di raccolta prima che l’avanzare della manifestazione della virosi renda al prodotto incommerciabile.
I problemi collegati a questo tipo di difesa sono eminentemente di carattere pratico:
1) le ore perse per spostare i teli, anche per effettuare eventuali sarchiature;
2) le precauzioni da osservare per evitare l’asportazione del telo in zone ventose.
La lotta biologica si avvale di una serie di insetti utili.
Aphidius colemani, iniziare i lanci 8-10 ind./mq e ripetere per 4 volte, alla comparsa dei primi afidi.
Harmonia axyridis, si utilizza sui focolai di infestazione alla dose di 30-60 ind. di II età/focolaio.
Aphidoletes Aphidimiza 1-2 pupe/mq per 3-4 lanci a cadenza settimanale.
E’ importante iniziare i lanci alla comparsa dei primi afidi durante la fase di post trapianto e all’accrescimento vegetativo. Qualora vi sia un’alta popolazione di afidi è consigliato un trattamento con piretro a cui seguiranno i lanci di insetti utili. Tuttavia quando il rischio non è l’attacco afidico ma il CMV ecco che la lotta biologica che necessita di un livello elevato di attacco, diventa inadeguata.
Non esistono fitofarmaci ad azione curativa provata e confermata. La lotta con mezzi tecnici è affidata al controllo delle popolazioni afidiche.
La prevenzione è l’arma principale .
La lotta conto gli afidi è limitata al periodo pre-fiorale, giusto per ritardare ancor più la piena diffusione della malattia, trattamenti sulle primissime forme alate giusto per ritardare ancor di più la piena diffusione della malattia. Si possono utilizzare prodotti di contatto quali piretro (p.a. 2% dose 0,15) e rotenone (p.a. 8% sempre 0,15). E’ consigliata la miscelazione, per l’attività sinergizzante, con olio (minerale normale, minerale a bassa viscosità o vegetale) alle dosi non fitotossiche per la coltura.
I lavaggi con sapone di potassio possono aiutare nel contenimento di questi parassiti.