| ORTO
FRUTTA BIO - COLTURE
ARBOREE /CUCURBITACEE / MELONE |
a cura di:
Stefano Tellarini
Carlo Bazzocchi
STUDIO ASSOCIATO BIOLOGICO
CESENA
Fusarium oxysporum
E’ sicuramente la malattia più importante e pericolosa
del melone. Il contenimento è esclusivamente di tipo
preventivo.
E’ importante ricorrere a varietà resistenti
o all’innesto su specie resistenti.
Altra tecnica è utilizzare piantine allevate in vasetto
di torba per evitare che si producano lesioni all’apparato
radicale.
Buone speranze sembra dare l’utilizzo di letame o compost
in quantità elevate, circa 1.000 ql/ha, secondo la
teoria dei “Suppresive soil - terreni repressivi”
che è alla base delle sperimentazioni recenti per i
funghi del suolo della fragola.
Esistono in commercio miscele di microrganismi antagonisti
dei funghi patogeni tellurici (Gliocladium virens, Trichoderma
hamatum, Streptomyces sp, Pseudomonas putrida) in grado di
fornire risultati incoraggianti, tali prodotti non sono autorizzati
all’impiego in Italia.
Afidi (Aphis gossypii Glov.)
Anche se meno pericoloso per la minor virulenza del CMV vedere
sempre quanto consigliato per lo zucchino.
Ci sono anche alcune varietà tolleranti (come ad esempio
il Mambo)
Elateridi Agriotes lineatus L., A. Litigiosus
Rossi, A. Obscurus L., A. Sputator L.
Non fare seguire il melone ad un prato o ad una coltura poliennale
o ad altra coltura che abbia subito evidenti danni da elateridi.
Evitare terreni in cui l’umidità sia permanente
anche in estate, ovviamente i terreni mal irrigati sono maggiormente
predisposti all’attacco di questo insetto; sono da evitare
forti e ristagnati bagnature. In caso di attacco precoce ridurre
le irrigazioni può spingere l’insetto verso zone
più profonde ed umide.
Gli attacchi nei terreni non irrigati si verificano prevalentemente
in primavera od in autunno in quanto questi insetti nelle
altre stagioni, migrano negli strati più profondi del
terreno per ripararsi dal freddo e dalla siccità.
Per ridurre eventuali danni è consigliata, in primavera,
la raccolta anticipata per quelle patate di tipo “novelle
o primaticce”.
Non esistono mezzi tecnici efficaci di alcun tipo per contenere
gli attacchi di questo parassita.
Acari (Tetranycus urticae)
Raramente sono un problema nelle coltivazioni biologiche in
pieno campo, in quanto se non vengono utilizzati prodotti
antiparassitari non selettivi nei confronti degli ausiliari,
è credibile ritenere efficace la lotta naturale.
Il lancio di acari predatori (P. Persimilis), ha dato contro
questi parassiti risultati soddisfacenti.
Le tecniche di lancio perfezionate negli ultimi anni consigliano
lanci preventivi ripetuti, con pochi individui 3-5 ind/mq.
ripetuti tre volte a cadenza settimanale. Oppure lanci localizzati
nelle aree di partenza dell’infestazione 15 ind./mq.
La scarsa umidità e le elevate temperature possono
essere la causa di inefficacia dei lanci, per cui con una
irrigazione soprachioma è possibile attivare questi
predatori.
I sali di potassio di acidi grassi (sapone molle) alle dosi
in etichetta potrà essere utilizzato in caso di attacchi
di questo parassita delle coltura; importante è che
il trattamento venga effettuato nelle prime ore della mattina,
eventualmente ripetuto dopo qualche giorno anche se potrebbe
sembrare riuscito il primo.
Per i prodotti commerciali (non registrati come pesticidi,
ma come concimi) le dosi sono quelle consigliate in etichetta.
Può essere utile anche l’olio minerale estivo
(narrow range o oli a bassa viscosità), alla dose di
1-1,5 kg .
I trattamenti eseguiti per il controllo dell’oidio,
con lo zolfo, per le caratteristiche acaro-frenanti di quest’ultimo
aiutano nel controllo di questo parassita, tanto che può
essere utilizzato ad inizio infestazione con funzione acaricida.
E’ importante ricordare che l’attività
acaro-frenante dello zolfo si esplica anche sugli ausiliari.
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