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ORTO FRUTTA BIO -
COLTURE ARBOREE /BRASSICACEE / CAVOLO BROCCOLO, CAPPUCCIO, VERZA, CAVOLFIORE, CIMA DI RAPA

a cura di:
Stefano Tellarini
Carlo Bazzocchi
STUDIO ASSOCIATO BIOLOGICO
CESENA

Peronospora brassicae
Il fungo si sviluppa durante i periodi freddi 10-15° C ed umidi.
La lotta contro questa malattia deve cominciare già nei semenzai e durante le prime fasi di crescita delle piante.
Le misure di profilassi quali l’arieggiamento, l’allontanamento e la distruzione delle piantine o delle prime foglie colpite sono pratiche indispensabili.
Il contenimento, con i mezzi tecnici in agricoltura biologica, è legato all’utilizzo del rame e l’ossicloruro (alle dosi di etichetta) eventualmente addizionato a “propoli” 100 ml/hl di acqua o di bentonite 200-400 gr/hl di acqua ha dato risultati soddisfacenti.

Plasmodiophora brassicae
La prevenzione intesa come impianto in terreni sani di piante sane è l’unica forma di lotta possibile contro questa malattia. E qualora dovesse presentarsi una infestazione sospendere la coltura per non meno di 7-8 anni.
Lo sviluppo della malattia è favorita in presenza di terreni acidi e potassici, mentre viene ostacolata in terreni ricchi di calcio.
La malattia si diffonde con le operazioni di trapianto e con acque provenienti dai terreni contaminati.
Esistono varietà resistenti.

Phoma lingam
La prevenzione parte dall’utilizzo di semi sani o l’eventuale loro concia in acqua calda a 50°C per 30 minuti.
Le piantine possono essere colpite fin dalle prime fasi di crescita delle piantine.
La rotazione con un ritorno non prima di 3-4 anni della coltura sullo stesso terreno, favorisce non poco il successo di questa coltura e comunque buona pratica distruggere i residui vegetali.

Alternaria brassicae e A. brassicicola
Questa malattia interessa principalmente cavoli e cavolfiori ed interessa sia le foglie che le infiorescenze, possono essere colpite sia in campo che in fase di conservazione in magazzino.
La conservazione della malattia avviene sia in campo nel terreno, sia sui semi sia sui residui colturali.
Tanto che è diventata buona pratica agronomica combattere la malattia dalla pianta porta seme.
Non esistono prodotti efficaci al contenimento di questo fungo, l’elevata umidità e le temperature fra i 20-28°C ne favoriscono lo sviluppo.

Tignola Plutella xylostella L.
Raramente questo insetto provoca danni sulle colture di crucifere nei nostri climi.
La lotta naturale , qualora vengono rispettate le regole dell’agricoltura biologica, controlla efficacemente questo insetto.
L’utilizzo del Bacillus thuringiensis (alle dosi di etichetta) risulta efficace nel contenimento degli eventuali attacchi di questo insetto. Eventualmente in periodo primaverile ripetere il trattamento a distanza di una settimana, in quanto la schiusa dell’uovo può richiedere anche 15 giorni.
Il piretro 0,1 kg, ha dato risultati soddisfacenti soprattutto se viene bagnata bene la pagina inferiore della pianta, dove vive la larva.
Il Neem non è ancora autorizzato dagli allegati.


Afidi Brevicoryne brassicae L.
L’afide ceroso è diffuso su tutte le brassicacee.
Data la sua resistenza alle basse temperature può infettare durante l’intera annata di coltivazione.
Un buon mezzo agronomico di difesa consiste nell’eliminazione dei residui della coltura ed in particolare i fusti rimasti, in quanto possono essere presenti uova durevoli.
Sono consigliati trattamenti all’inizio dell’infestazione eventualmente localizzati sulle piante colpite.
Numerosi antagonisti naturali possono controllare questo insetto soprattutto durante le stagioni più calde.

Cavolaia Pieris brassicae L.
Sulle larve la migliore soluzione rimane l’utilizzo di Bacillus thuringiensis sp. Kurstaki, alle dosi riportate in etichetta, sulle giovani larve. E’ consigliata la ripetizione del trattamento dopo 6-7 giorni.
Qualora le larve sono cresciute e l’attività del batterio diminuisce si può ricorrere all’utilizzo di preparati a base di piretro o rotenone.